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L’Associazione Joyful Voices Gospel Choir è nata a Prato all’inizio dell’anno 2001, proponendo la costituzione di una formazione che affrontasse in maniera specifica il repertorio Gospel e Spiritual. Si è sviluppato quindi un gruppo corale, attualmente composto da circa trenta elementi, suddivisi in quattro voci, con accompagnamento di tastiera che, tra i primi su Prato e territorio limitrofo, si è dedicato alla valorizzazione del patrimonio melodico della tradizione nera americana. Questo è un gruppo nato per coinvolgere soprattutto le fasce giovanili, per renderle partecipi di quella gioia che deriva dal cantare insieme divertendosi. Ma non solo. Siamo convinti che la pratica del canto corale costituisca un’esperienza educativa e formativa, in particolare per giovani e adolescenti. Esperienza che può diventare fonte di valori, sia religiosi (dato che i nostri brani, che pure hanno un’origine anonima e popolare, presentano testi incentrati su temi sacri) sia – più in generale – umani e culturali.
Gospel in inglese significa Vangelo. La storia di questo genere è complessa e articolata, e si sviluppa attraverso un paio di secoli di mutamenti sia sociali che culturali.
Ci si riferisce al Gospel per comprendere una serie di generi diversi che nascono tutti dalla stessa radice afro-americana: dagli schiavi strappati alle loro terre e costretti a vivere e lavorare in un mondo che era loro ostile. Persone letteralmente spogliate da ogni diritto di essere umano che riversavano nel canto e nella preghiera a Dio tutto il dolore per le umiliazioni subite e allo stesso tempo la speranza che un giorno tutto quel dolore cessasse. Cantavano per darsi il ritmo nelle dure e interminabili giornate di lavoro nei campi, cantavano per poter comunicare con i propri fratelli in un linguaggio in codice per pianificare tentativi di fuga, o adunanze. Cantavano per farsi forza e mantenere la loro dignità di esseri umani che gli schiavisti bianchi facevano di tutto per cancellare. Vedevano in Gesù un amico, un alleato, un’entità alla quale aggrapparsi con tutte le loro forze per credere che un giorno, presto o tardi, quella condizione al limite delle possibilità umane sarebbe finalmente cessata, dando loro la tanto sospirata libertà.
Una "J" che prende la forma della croce di Cristo e una "V" disegnata come un paio di ali che simboleggiano la liberazione dell'uomo dalla dannazione eterna tramite il sacrificio di Gesł. Un po' come dire "la nostra fede ci rende liberi".

Concerto di Natale 2004
Qualcuno si chiederà: perché abbiamo scelto il Gospel? Non c’erano abbastanza possibilità alle quali attingere nella nostra stessa cultura, invece di andare ad interpretare un genere che ci è così distante, territorialmente e culturalmente?
Noi abbiamo scelto il Gospel perché crediamo nel messaggio che questa musica trasmette, e che ci è molto più comune e familiare di quanto crediamo. Perché siamo convinti che, anche se in modo diverso dagli schiavi neri di duecento anni fa, tutti noi siamo schiavi di qualcosa, anche se ci crediamo liberi. Le nostre catene sono invisibili, ma non per questo meno pesanti da portare. E la maggior parte di noi è paradossalmente meno fortunata, se di fortuna si può parlare, di ognuno di quegli schiavi dalla cui creatività è nato questo genere. La maggior parte di noi non ha una fede altrettanto grande e totale nel Signore, che gli permetta di portare agevolmente la propria parte di sofferenza.
Ma il Gospel non è solo questo: è gioia e sollievo per aver trovato nel canto una forma di preghiera che rende il cuore più libero. E’ per questo motivo che abbiamo deciso di chiamarci Joyful Voices: le “Voci Gioiose” di uomini e donne di tutte le età che hanno fatto del Gospel un momento di aggregazione sociale, di divertimento e anche di preghiera.